Trama

Dopo la morte del Cav. Pasquale Ciabbàsta, noto commerciante di tessuti di Crotone, il figlio Fofò, studente al terzo anno di Economia e Commercio, all’università di Torino, rientrato a casa per la morte improvvisa del padre, essendo il figlio maschio più grande, è costretto a rimanere a Crotone per mandare avanti l’attività paterna.

La fidanzata Matilde, appartenente a una famiglia notabile di origine calabrese, ma trapiantata a Torino da tanti anni, innamoratassima di Fofò, conosciuto all’università, decide di seguirlo in Calabria, con lo scopo di sposarlo o quantomeno di non perderlo.

L’unione però, è ostacolata da Titina, la governante di casa Ciabbàsta, considerata una di famiglia, alla quale dà fastidio la puzza sotto al naso e la maniera di porgersi di Matilde e per il fatto che vede più adatta per Fofò, la sua bellissima e intelligente nipotina Annicèddra, nel frattempo divenuta signorina.

Titina farà di tutto per influenzare le scelte di Fofò e le convinzioni benevoli di donna Lelè, fomentando discordia nei confronti di Matilde, mettendola sin dal primo momento a disagio.
Un altro ostacolo è rappresentato dalla gelosia della stessa Matilde: l’attività di Fofò infatti, e la bellezza del giovane, sono un forte richiamo di belle e nubili ragazze in cerca di sistemazione…

Pensiero dell'autore

Dopo anni di osteggiamento e intolleranza personale per il dialetto crotonese, fiero di non possedere alcuna inflessione tipica dialettale e di saper parlare un italiano discreto, ma soprattutto orgoglioso di essere riuscito ad occultare bene, nel dialogo con gli altri la mia crotonesità, provavo un sottile senso di piacere quando venivo scambiato per frustèru. Ma come tutte le cose soffocate e ricacciate indietro, ecco spuntare straordinariamente, dal più profondo dell’interiorità, un qualcosa che possiede in modo totale e incontestabile i caratteri necessari a individuare il proprio essere: l’idioma di mia madre. Se n’era stato buono e zitto in un cantuccio, consapevole di essere indesiderato, ma sempre voglioso di concedersi la rivincita, aspettando pazientemente il momento propizio per prendere l’iniziativa. Ora veleggia sulle mie lacrime, è tale da sollecitare e dare impulso ai miei pensieri, a nuove azioni tese alla sua difesa, al suo recupero e diffusione, a svelare i segreti della sua arcaicità, a far fronte all’emergenza dialettale di un linguaggio che con il tempo si sta italianizzando, che và scomparendo…

Sebastiano Defonte