Nota dell'Autore

Con questo mio lavoro ‘A lìttira cicàta, diventano due le esperienze come autore di testi teatrali in vernacolo e sembra proprio che, almeno per il momento abbia trovato come pseudo-scrittore, una strada a me congeniale: la commedia teatrale.
L’esperienza precedente, mi ha aiutato a considerare meglio le mie abitudini di approccio e di sviluppo di tale lavoro;  ognuno ha un suo modo personale di procedere e non esistono regole fisse e predeterminate.
Tutto nasce da un’idea, si spera originale, frutto d’intuizione, sentimento e immaginazione, per la quale è appropriato dire che non si può insegnare ad avere idee, ma per diventare bravi autori di testi teatrali, se lo scopo è quello di voler proseguire seriamente, è opportuno dedicarsi allo studio e alla consultazione dei manuali pratici esistenti in grado di offrire consigli sul come sviluppare, forgiare e realizzare l’idea stessa.
La mia piccola esperienza in materia, mi ha condotto quindi alla consultazione di alcuni manuali di scrittura per il teatro in seguito utilizzati come una sorta di griglie di controllo.  È stato per me stupefacente constatare come l’istinto aveva guidato il mio modo di procedere nella stessa direzione delle teorie riportate in tali manuali da rendermi enorme e piena soddisfazione.

Lo stimolo iniziale è venuto allo scoperto mentre approfondivo i miei studi sul dialetto, leggendo una piccola frase contenente ’a lìttira cicàta (la lettera anonima). Ho avuto subito l’intuizione che poteva essere il titolo della mia nuova commedia.
Nel momento in cui tale idea è apparsa nella mia mente, sono entrati in gioco ulteriori stimoli: quello emotivo, sensoriale e intellettuale, e, mentre stavo pensando a come sviluppare il lavoro, a come trovare il giusto stile, quegli stessi stimoli mi hanno guidato attivamente verso una serie di scelte.
Sono partito scrivendo proprio una lettera anonima, naturalmente in dialetto, e dopo averla completata, l’ho custodita  in un cantuccio, riservandomi di tirarla in ballo al momento giusto.
Ho iniziato perciò a elaborare i dialoghi, le scene, fino ad intrecciare la giusta trama, costruire l’opportuna struttura e dare espressione all’idea, scegliendo gli elementi narrativi e i personaggi più adatti.
Bisogna tenere bene presente nel lavoro di stesura, che mentre uno scrittore nei suoi romanzi descrive e stabilisce una comunicazione univoca con il lettore, un autore teatrale declama, nel senso che dà voce ai propri argomenti, consapevole della presenza viva di un pubblico, sul quale si proietta
Era necessario quindi, man mano che procedevo, considerare il mio lavoro dall’esterno, come componente di un pubblico; cercavo di capire se il testo aveva la capacità di muoversi, di possedere una dinamica propria, in modo che gli attori e il pubblico venissero coinvolti dalla sua andatura, dal suo ritmo e dalla sua semplice vitalità.
Per comprendere meglio se il testo fosse efficace, ho dovuto fermarmi e interrogarmi continuamente: quali segnali emette e come verrà recepito? Che impressione farà sul pubblico? Sto riuscendo a comunicare le mie idee in modo che gli spettatori le vedano come le vedo io? Il pubblico si sta chiedendo cosa accadrà in seguito?
Per quest’ultima domanda, è determinante la scelta del conflitto principale che deve caratterizzare il dramma ed è altrettanto importante che ad un certo punto le forze in gioco raggiungano una forte crisi, l’apice della contesa, un momento in cui lo scontro arrivi alla massima intensità, trascinando con sé tutto.
Poi ti rifermi un attimo e cominci a prendere le distanze, analizzando ciò che hai fatto e  ponendoti ulteriori domande: è davvero un lavoro così originale? Susciterà nella gente interesse? Sono riuscito a escogitare un buon conflitto principale e una giusta successione degli eventi tanto da costruire un’azione coerente?
Come avete potuto notare, la maggior parte del tempo si trascorre a porsi domande che risultano fondamentali per il prosieguo e la qualità del lavoro e man mano che si va avanti, diventa sempre più importante compiere scelte definitive e per far ciò bisogna anche entrare nella pelle dei personaggi, interpretarli.
Essi infatti sono la chiave e rappresentano una sorta di impeto verso il bene o il male, l’esitazione o la decisione, l’ostinazione o l’acquiescenza, il conflitto o la pace, la verità o la menzogna, condensando quell’energia in grado di creare il coinvolgimento dello spettatore.

Ho trovato convincente in uno dei manuali consultati, la metafora utilizzata per esprimere la complessità di riuscire a mantenere vivo l’interesse suscitato dagli ingredienti che costituiscono il nocciolo del copione, sia che si tratti dei personaggi, dei dialoghi, di un particolare aspetto della storia o del senso del tempo: è come cercare di imitare un giocoliere che fa ruotare tanti piatti in aria contemporaneamente. Proprio come un giocoliere, si deve tornare periodicamente a spingere ogni piatto che si fa ruotare, se si vuole che continui a girare fino alla fine. Se un ingrediente del dramma viene trascurato, distrarrà l’attenzione del pubblico come un piatto che oscilla prima di cadere.  

Completata la stesura, per poterla giudicare in maniera più razionale e oggettiva, l’ho accantonata per un lungo periodo, ho praticamente staccato la spina, impegnandomi in qualcosa di completamente diverso per poi riprenderla a mente fresca. Credo che questo sia un buon metodo per la riscrittura e revisione del testo.
Giunto al punto cruciale, che io definisco come il momento della verità, ho consegnato il mio lavoro a persone competenti e di fiducia per prendere le distanze da esso, per scoprire nella buona o nella cattiva sorte il gradimento e se il messaggio trasmesso era stato recepito, facendo soprattutto tesoro dei consigli e suggerimenti per la messa a punto.
Che fatica gente! Vi sarete resi conto, leggendo sin quì, che per fronteggiare un simile compito,  sono indispensabili attributi quali impegno, costanza, perseveranza e tanta, tanta pazienza.
Devo confessarvi però, che alla fine di questo lavoro non ero affatto stanco, tuttaltro, e credo di conoscerne il motivo: è stata la passione il vero leitmotiv, l’unica cosa in grado di far esplodere le idee, di permettere il superamento di qualsiasi ostacolo e di far crescere il progetto, la sola che consente di vedere orizzonti molto più ampi di quanto saresti riuscito ad immaginare e credere.
Non mi rimane da fare che un’ultima cosa e cioè dichiarare apertamente la mia totale disponibilità alla Compagnia Teatrale che volesse rappresentarla. Il motivo è semplice: ciò che scrive un autore teatrale, è destinato a non essere mai puro, non sarà mai comunicato direttamente e univocamente ad ogni spettatore, sarà prima rimasticato e imbevuto delle diverse visioni, idee, pensieri, esperienze di tutto il gruppo di persone che lo porterà sul palcoscenico e cioè mediato dagli attori e dal regista, attraverso un’esperienza collettiva.

Buona lettura e buon divertimento!

Dicono

‘U dialèttu è com’u pani ca facivunu ’na vota
pani ppi davèru
’i sulu ranu
senza corpi štrani
’u dialèttu è simprici e sincèru

(Salvatore Filocamo)